Pur non conoscendovi

 

A seguire alcune delle testimonianze raccolte in questa pubblicazione.

Alla Grimani Buttari, ogni Ospite è unico e speciale. Da parte del Personale non vengono messi in atto comportamenti standard nei confronti degli Anziani, ma il rapporto instaurato – al di là degli irrinunciabili doveri professionali – risulta sempre assolutamente esclusivo sotto il profilo umano. Testimonianza di ciò è questa bella lettera dei familiari di Ida Balestra.

Luglio 2002  
Gentilissimi Amministrazione, Personale, Volontari ed Ospiti della Casa di Riposo “Grimani Buttari”, abbiamo accompagnato mamma da voi due anni fa con l’angoscia di chi deve compiere obbligatoriamente una scelta pur non condividendola e con il timore di doverla privare di tutto quello che la propria famiglia dà, deve o dovrebbe dare. In certi momenti, per questo nostro modo di pensare, possono essersi create delle incomprensioni che, tuttavia hanno dato la possibilità di modificare un rapporto inizialmente diffidente, in un rapporto sincero e di collaborazione.
Ne sono dimostrazione le manifestazioni di affetto tributate a mamma da sempre ed in particolar modo in questi ultimi quindici giorni. Non vogliamo peccare di presunzione: mamma è stata per noi speciale nella sua determinazione, nella sua caparbietà, nella sua disponibilità, nei suoi insegnamenti ed il vostro affetto nei suoi confronti dimostra che forse, un po’ speciale lo è stata anche per voi. Il suo stato fisico la obbligava a chiedere aiuto anche per cose che potevano ledere la dignità di una persona: ciò nonostante siete stati tutti fantastici e con la vostra professionalità, competenza, disponibilità siete riusciti a far rientrare tutto in una serena normalità.
Un pensiero ed un abbraccio anche a tutti gli Ospiti ed ai Volontari che con mamma hanno condiviso con sincera amicizia la quotidianità della vita nella Fondazione. Un grazie di cuore all’amministrazione tutta che ha risposto alle nostre richieste, a volte inedite, in modo da consentire che il nostro comportamento nei confronti di mamma potesse essere esattamente come se fosse stata a casa sua. E lei così si sentiva! Per sempre a tutti grati e riconoscenti.

Mirella e Daniela Scarpini (familiari dell’Ospite Ida Balestra)

Superato il delicato momento dell’ingresso nella Casa di Riposo, gli Anziani si rendono immediatamente conto che la Fondazione Grimani Buttari è davvero una grande famiglia, dove regna un clima caldo e accogliente. Così, con una naturalezza per certi versi inattesa, sorgono nuovi punti di riferimento, nuove abitudini, nuove sicurezze. Gli Operatori e gli altri Anziani diventano i nuovi “cari” non solo per gli Ospiti, ma anche per i loro Familiari. E rinasce la voglia di vivere, come sottolinea questa bellissima testimonianza.

Marzo 2006  
Ho imparato a riconoscere “i miei cari” tra le rose di maggio e le capanne di Natale, ad amare il suono della campana e il vociare degli amici… a riconoscere “ i miei cari” dal profumo di arrosto che sale e si spande in ogni stanza, dalla preghiera della domenica che entra in ogni cuore… Ormai conosco i ritmi e le frasi di ognuno dei “miei cari”, l’incedere di Maria, la gioia bonaria di Silva, gli scoppi ingenui di Rosa, i sussulti di Peppina, i giochi di Gino, la bandana di Betta, la mantellina rosa di Norma, la gioia semplice di Licia…e, tra i tanti, lo sguardo sereno di Marcella. Oramai sono passati tanti mesi dall’arrivo di Marcella: stanca, stremata, senza più voglia di vivere, minata dal male e provata dal dolore. E passo passo quale parte del miracolo … eccola riconoscere i suoi “nuovi cari”, eccola rinascere, riscoprire il gusto di sorridere, di mescolarsi con gli altri riappropriandosi dei suoi sentimenti per poterli, ancora una volta, spandere su tutti in un gioco di amore e tenerezza. Grazie a tutti voi operatori, cuochi, fisioterapiste, operai, animatori, personale infermieristico, medici, Presidente e amministratori, per la bontà d’animo che sostiene naturalmente il vostro lavoro. Grazie ai sacerdoti che si sono succeduti, che mai hanno fatto mancare il loro sostegno, la loro parola, un gesto affettuoso. Grazie a Patrizia che con la sua presenza e il suo amore spesso senza limiti, ha fatto rinascere chi non credeva più di poter vivere. Ma si possono ringraziare i “propri cari”? Già perché per Marcella questa è la casa, la “sua” casa e tutti voi, proprio tutti, la sua “nuova famiglia”. Infine una preghiera: il ruolo e la funzione di una Casa di Riposo sono quelli di portare serenità, dignità e di ridare un obiettivo a chi l’ha smarrito, ricostruendo il senso della vita in chi soffre, in chi ha bisogno d’affetto e comprensione. Tutto questo, tutti voi, non lo dite, ma lo fate con infinita sensibilità, tenerezza e con dosi incalcolabili di umanità. So che continuerete così, sempre, perché siete così: fonti inesauribili di vera carità cristiana di cui qualcuno vi renderà merito

Rosanna e Roberto Pascolini (familiari dell’Ospite Marcella Monti)

Amare gli Ospiti non basta: bisogna anche fare in modo che Essi sappiano con certezza di essere amati. Per gli Anziani è di vitale importanza avere quotidianamente questa consapevolezza, che vale più di ogni professionalissimo comportamento degli Operatori, più di ogni pur necessaria cura medica.

Giugno 2006
Gentilissimi Dipendenti della Casa di Riposo Grimani Buttari, il 2 giugno la mia mamma Rina Bergami ha concluso la sua vita terrena nella vostra Casa di Riposo. In questo triste giorno io desidero ringraziare tutti voi della “Residenza del Sollievo” e non solo, per tutte le attenzioni, le cure e l’affetto che le avete dato. Mi rivolgo a tutti voi senza fare nomi perché non vorrei dimenticare qualcuno. Le siete stati vicini come una grande famiglia, confortandola, curandola fisicamente e moralmente. L’avete fatta sentire amata (infatti mi diceva: sai Magda, mi vogliono bene, sono sempre tanto carine) e così le avete fatto passare questi ultimi anni della sua vita nel migliore dei modi che la sua condizione rendeva possibili. Voi sapete come consolare una persona anziana: con una carezza, un bacino e molte altre attenzioni che non negate mai a nessuno. Per voi non è solo un lavoro! Io non smetterò mai di esservi riconoscente. Grazie! vi voglio bene

Maria Carla Rozzi (familiare dell’Ospite Rita Bergamini)

Le inaugurazioni della Residenza Belvedere e del Salone “Pisana Grimani”, celebrate nel settembre 2003, hanno senza dubbio segnato il momento di più intensa partecipazione della città di Osimo alla vita della Fondazione Grimani Buttari. Nell’occasione, infatti, migliaia di concittadini hanno dato luogo a un concorso di popolo così imponente presso gli ampi spazi della Casa, come mai si era registrato prima. La loro presenza ha occupato l’intero arco della giornata: da “mane a sera”, secondo il titolo che la Fondazione aveva dato all’atteso evento. Nel corso della intensa ed emozionante giornata, Sua Eminenza il Cardinale Sergio Sebastiani, Prefetto della Congregazione per gli Affari Economici della Santa Sede, ha presieduto la solenne Concelebrazione Eucaristica, portando agli Ospiti e agli Operatori della Fondazione la benedizione personale di Sua Santità Giovanni Paolo II.

Settembre 2003 – Discorso del Presidente Enrico A. Canapa in occasione dell’inaugurazione delle nuove Residenze
Ringrazio tutti voi per essere convenuti così numerosi a questa cerimonia inaugurale. Il primo saluto, come sempre, va ai nostri Ospiti e ai loro Familiari.
 Saluto e ringrazio per la gradita presenza, le Autorità civili, militari e religiose. Un saluto particolare colmo di riconoscenza, a Sua Eminenza il Cardinale Sergio Sebastiani che ci onora della Sua presenza, contribuendo a rendere ancor più significativa questa giornata. Un grazie ai sacerdoti che hanno concelebrato. Complimenti al coro Santa Cecilia di Osimo e alla Signora Elisabetta Andreani.
Oggi, idealmente, giunge a compimento il progetto di ristrutturazione generale e di ampliamento della Casa di Riposo, affidato all’architetto Filiberto Andreoli nel 1992. Non mi dilungherò sui molteplici lavori, anche perché ciò che è stato realizzato è sotto gli occhi di tutti. Crediamo che la migliore realizzazione, non appartenga tuttavia alla sfera delle opere murarie, alle strutture, alle piazze, alla viabilità, al verde pur così amorevolmente curato. No. Siamo convinti che la migliore realizzazione, appartenga alla sfera dei valori che tutti insieme – amministratori e persone che nella Casa di Riposo lavorano e operano – siamo riusciti a tener vivi, anzi ad incrementare. Valori quali la centralità della persona, la dignità, l’affabilità, il confronto incessante tra noi, il desiderio e la ricerca di un bene comune sempre da alimentare, il bagaglio di umanità, il gusto per una professionalità non improvvisata ma ricercata e vivificata anche con il sacrificio.
Non sono valori eccezionali, possono essere alla portata di tutti. Basta volerlo e praticarli con una buona dose di umiltà. Possono apparire eccezionali in quest’epoca, che vede sempre più spesso le persone relegate al ruolo di gregari del profitto, le persone che vengono catalogate come risorse umane, intese come strumenti dell’impresa. Persone ribattezzate con un numero in codice. L’ho presa un po’ alla larga, solo per dire, che il rispetto e la centralità della persona, debbono sempre venire prima delle esigenze istituzionali e delle prassi burocratiche. Nella Casa di Riposo Grimani Buttari, tale metodo è stato garantito e spero di cuore che continuerà ad essere garantito. Questa è senza dubbio, la migliore delle realizzazioni che siamo riusciti a portare a buon esito. Con Don Giovanni, con Maria Cristina Magi, e prima ancora, con il dott. Carlo Barletta e con Alfio Sampaolesi colleghi carissimi che insieme a me hanno condiviso la responsabilità negli ultimi Consigli d’Amministrazione. E ripeto: con l’indispensabile e fattiva collaborazione delle tante persone che in questa Istituzione lavorano e cooperano. Particolare riconoscenza va ai movimenti del Volontariato: l’Avulss, il Movimento Vincenziano, le Benemerite dei Carabinieri.
Un ricordo grato ed affettuoso alle Suore di Carità che per 106 anni, sino al 1992, hanno offerto il servizio cristiano alle tante persone anziane che qui hanno vissuto e soggiornato. Non credo di compiere una gaffe e Lei, Eminenza reverendissima non si offenderà sicuramente, se mi richiamo ad alcune affermazioni del Suo confratello Cardinal Carlo Maria Martini il quale, al ritorno da Gerusalemme, attraverso un articolo apparso sul “Corriere della Sera”, si è detto convinto che il mondo è in preda alla violenza perché è schiavo degli idoli. Ovviamente, nel Suo scritto, l’alto porporato, spazia sui grandi temi di questa umanità tormentata.
Tuttavia, si possono cogliere le esortazioni che coinvolgono tutti e dalle quali nessuno, credo proprio nessuno, può dirsi estraneo. Fra gli idoli, i più radicati e potenti, duri a morire, sono – così li definisce il Cardinale Martini – gli idoli invisibili: tra essi quelli del profitto ad ogni costo, della vendetta, del potere (politico ed economico soprattutto) inteso come risorsa definitiva e ultima.
Ma anche l’idolo del voler stravincere in tutto, del non voler cedere in nulla, del non accettare nessuna di quelle soluzioni in cui ciascuno sia disposto a perdere qualche cosa in vista di un bene complessivo. Idolo è anche porre se stesso e i propri interessi al di sopra di tutto, dimenticando l’altro e le sue sofferenze, i suoi problemi. Il superamento della schiavitù dagli idoli – conclude il Cardinal Martini – consiste nel mettere l’altro al centro, così da creare quella base di comprensione che permette di continuare il dialogo …
Ho voluto citare questa altissima testimonianza perché, pur nelle debite proporzioni, l’ho sentita vicina e confortante al nostro impegno profuso. Impegno ben lontano dall’essere compiuto sino in fondo, sicuramente lacunoso, pur tuttavia indirizzato nella strada lunghissima che conduce al bene. Fare bene il Bene, l’esortazione che Don Aldo Compagnucci ci ha indicato diversi anni fa, l’abbiamo sicuramente compresa, a volte, sicuramente disattesa.
Non deve farci difetto l’onestà intellettuale di riconoscere, riflettendo, errori, omissioni, parzialità. Prima di concludere, non posso non sottolineare un’evidente contraddizione rispetto a quanto ho affermato: di tanto in tanto si odono affiorare critiche più o meno velate secondo le quali, nella Casa di Riposo “Grimani Buttari” si pratica molto l’immagine a scapito della sostanza. Il diritto di critica è sacrosanto e comunque vanno sempre rispettate le altrui opinioni anche quando tendono a ferirci.
Aggiungo che la critica aiuta a meditare ed è salutare soprattutto quando troppo spesso ci si sente circondati dal plauso. Sentirsi sovente adulati, confortati dal dolce quanto fuorviante eco che ti inebria nel convincerti che insomma, si, sei bravo e bello…. bello insomma….. ma bravo si, tanto che finisci per crederci. Ebbene, la critica aiuta a tenere i piedi ben saldi a terra.
Concorre a renderci consapevoli della pochezza delle nostre forze se proiettate nella grande complessità di ciò che ci circonda. Però è doveroso in questo caso, capovolgere la critica. Nella Casa di Riposo “Grimani Buttari”, è la quotidiana sostanza che fa riflettere l’immagine percepita dalla stragrande maggioranza delle persone e dalle istituzioni.
Negare questa evidenza, vuol dire quanto meno essere distratti o animati da intenti diversi dalla effettiva ricerca del bene comune. Oggi è una giornata di festa, godiamocela in serenità ed armonia,….. da mane a sera come recita il manifesto. Domani, come si sa, sarà un altro giorno. Grazie a tutti

Il Presidente Enrico A. Canapa

La risonanza della cerimonia inaugurale delle nuove residenze fu grande e durò a lungo. Molte le testimonianze di ringraziamento che ne seguirono. Ne riportiamo un esempio.

Settembre 2008
Carissimo Enrico, grazie ancora per le tue parole di gratitudine, 26 7 Settembre 2003 – Taglio del nastro di S. Em. il Cardinale Sergio Sebastiani Inaugurazione Residenza Belvedere Santa Pasqua 2005 – Il Vescovo S. E. Mons. Edoardo Menichelli 27 ma soprattutto per la bella testimonianza di solidarietà e di impegno sociale verso gli Anziani offerta in occasione della giornata di celebrazioni per l’inaugurazione dei nuovi locali. Quanto realizzato dalla Fondazione è segno di sensibilità umana, capacità professionale e grande senso civico, assieme ad una fondamentale ispirazione cristiana. Come osimano mi sono sentito onorato per l’opportunità che mi hai dato di essere presente e condividere la vostra gioia e soprattutto quella degli Ospiti. Con i più cordiali saluti e con sincera stima.

Mons. Claudio Giuliodori
Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali
della Conferenza Episcopale Italiana

I Familiari vengono sempre coinvolti nelle iniziative ricreative organizzate per gli Anziani della Casa di Riposo. In particolare nelle gite. E scoprono così l’esistenza di una realtà insospettata, che i nostri Ospiti trovano elettrizzante.

Settembre 2000
Gentilissimo Presidente, dopo aver partecipato alla spedizione “Bella Mare” non posso non compiacermi con chi ha voluto, organizzato e attuato tale iniziativa (anche con il Padre Eterno che ci ha concesso, appena in tempo, condizioni climatiche ottime). Debbo dirle caro Presidente , che lei deve and a r e fiero dei collaboratori di cui dispone i quali, tutti indistintamente, si prodigano verso gli ospiti con abnegazione, affabilità e pazienza senza far trapelare il minimo segno del peso che ciò inevitabilmente comporta. L’uscita di Portorecanati è stata un’esperienza che dovrebbe essere ripetuta nel tempo vista la riuscita sotto il profilo logistico e considerato il beneficio personale che ogni ospite ne ha conseguito. Se Lei Presidente deve essere fiero, io debbo Il Presidente “operaio” ritenermi fortunato di poter usufruire, per mia madre, di quelle cure che mio malgrado non sono in condizione di offrirle. Mentre confermo la mia disponibilità per eventuali future iniziative, colgo l’occasione per porgerle con i ringraziamenti i più distinti saluti

Raffaele Sconocchini
(familiare dell’Ospite Giuditta Giuliani)
 

Maggio 1997
Gentilissimi tutti, sono Giuliana Blasi, nuora di Baldini Iole e sono qua personalmente ad esprimere a voi tutti la mia grande riconoscenza. In questi cinque anni passati lì con voi in Istituto con mia suocera ricoverata, ho imparato a conoscere questa grande “famiglia”, sempre attenta intorno a persone più che mai bisognose di assistenza e di affetto. E’ là da voi che ho imparato ogni giorno a non aver paura di dare, con disinteresse, tanta umanità e calore a quegli esseri umani a noi tutti vicini quasi a proteggerli dal loro male, a rivolgere loro una frase gentile ed un aiuto premuroso per far stare bene anche qualcun altro oltre a Iole. Personalmente ne ho fatto tesoro ed ora mi sento in dovere di ringraziare sentitamente tutti: la presidenza, l’amministrazione, il dott. Sampaolo, la caposala, le infermiere, l’assistente sociale e tutte le operatrici per la gentilezza, la disponibilità e lo zelo con cui si sono sempre prodigati per Iole sino alla sua fine. Desidererei chiedere una cortesia: che questa mia lettera fosse fatta conoscere al personale 38 22 Maggio 1999 – Inaugurazione “Chiesola Buttari” – Omaggio floreale del Presidente alla Sig.ra Rina Giuliodori moglie dell’Artista Elmo Cappannari 22 Maggio 1999 Inaugurazione Chiesola 39 medico, paramedico ed operante, per dire a tutti, con grande rispetto, il mio infinito grazie. Di nuovo con tutta la mia gratitudine, saluto affettuosamente voi tutti. Sempre

Giuliana Blasi (familiare dell’Ospite Iole Baldini)
 

Giugno 1999
Gentilissimo Presidente, con la presente desidero porgere a lei ed a tutto il personale i ringraziamenti miei e dei miei familiari per lo straordinario impegno prestato nell’assistere quotidianamente mio fratello Elenio, non solo con professionalità, ma anche con umanità e gentilezza. So con certezza che grazie a voi, mio fratello ha potuto vivere l’ultimo periodo della sua vita terrena in maniera serena e dignitosa. Siamo profondamente grati a tutti. Voglia accettare i sensi della mia gratitudine

Antonio Giovanrosa (familiare dell’Ospite Elenio Giovanrosa)
 

Gennaio 2002
Egregio Presidente e gentilissimi Dipendenti della Casa di Riposo, nell’istante in cui lo scoramento e la tristezza per la perdita di un caro genitore ti assale, pensi a quello che Egli ha rappresentato nella formazione della tua vita e non sei certo di aver assolto altrettanto bene il ruolo di figlio, pur avendo ben presenti le difficoltà determinate dall’infermità fisica, che spesso rendono impossibile l’assistenza diretta familiare. Per nostra madre Giulia abbiamo scelto il Grimani Buttari che le ha offerto un’assistenza amorevole e assai familiare, pertanto riteniamo di aver fatto la scelta giusta nonostante il dubbio talvolta sia affiorato. Con grande soddisfazione, quindi, vogliamo esternarvi tutto il nostro apprezzamento, perché attraverso voi, professionalmente preparati e di alta qualità morale, siamo stati aiutati e guidati in questo difficile percorso di vita. Porgiamo nuovamente infiniti ringraziamenti con l’augurio che nella nostra società l’amore per il prossimo cresca sempre più. Cordialmente porgiamo i nostri migliori saluti.

Ivio e Mario Albanesi (familiari dell’Ospite Giulia Ficosecco)
 

Agosto 2003
Gentilissimi Presidente Enrico A. Canapa e Dipendenti della “Residenza del Sorriso”, mia madre Anna Orfei ha trascorso con voi gli ultimi anni della propria vita. Anche nei giorni finali, ancora una volta ho veduto come tutti si siano prodigati con amore, affetto, attenzioni e sensibilità. Tutto questo non può essere dovuto a un semplice rapporto di lavoro professionale, ma nel sentirsi coinvolti in una missione: essere vicini e sostituirsi anche ai familiari nella difficile, faticosa, quotidiana opera di assistenza fisica e morale delle persone anziane.
 Lo dico a lei, signor Presidente, anche perché, ne sono certo, la scelta e la motivazione delle persone che collaborano con lei, si basano soprattutto su principi etici. Purtroppo ho dovuto constatare che nella struttura pubblica, salvo pochissime eccezioni, accade tutto il contrario. Lassismo, incuria, routine svogliata, superficialità non sono frutto delle persone stesse, ma di chi ha l’incarico e il dovere di guidare, motivare, aiutare e se necessario correggere e controllare nel suo lavoro chi è addetto ad assistere i malati.
E’ per questo che ho deciso di riportare mia madre presso di voi, perché, se doveva accadere, avrebbe terminato gli ultimi giorni amorevolmente assistita. Signor Presidente, le auguro di continuare il più a lungo possibile questo suo mandato, soprattutto per le persone che le sono state affidate e per i suoi collaboratori e collaboratrici.

Grazie Gianfranco Villani (familiare dell’Ospite Anna Orfei)
 

Marzo 2008
Signor Presidente Enrico A. Canapa, facendo seguito al decesso di mio padre Andreini Francesco, Ospite presso codesta Casa di Riposo sin dall’aprile 2006, prima al “Centro Diurno” e successivamente alla “Residenza Belvedere”, desidero esprimere a lei e a tutto il personale della Casa di Riposo i più sentiti ringraziamenti per l’assistenza e la cura ricevute da mio padre durante il suo soggiorno.
Già in occasione della permanenza di mia madre Papini Elia presso la “Residenza delle Mimose”, fino al suo decesso avvenuto nell’agosto 2004, avevo avuto occasione di sperimentare tutta la professionalità, l’umanità e l’entusiasmo che ciascuno degli addetti della Casa di Riposo possiede e profonde nel proprio lavoro quotidiano. Seguendo mio padre in quest’ultima fase della sua vita, e quindi frequentando spesso la Casa, mi sono reso conto dell’importanza morale, spirituale e sociale che l’azione del personale del “ Grimani Buttari ” svolge con dedizione assoluta ed anche umiltà nei confronti dei suoi Ospiti, ovvero dei nostri Anziani così deboli, così fragili ma soprattutto così bisognosi di affetto, cosa che al “Grimani Buttari” è una regola dettata non dall’obbligo lavorativo ma dalla coscienza più profonda. Credo che strutture come quella da lei amministrata siano una rarità nel panorama locale e forse nazionale dell’assistenza agli Anziani, di cui andare giustamente orgogliosi e pertanto non mi resta che augurare che la sua azione e quella degli altri amministratori possa contribuire a mantenere questo livello di eccellenza oggi raggiunto. Ancora un sincero grazie a lei, al personale della “Residenza Belvedere” e a tutti gli addetti della Casa di Riposo. Distinti saluti

Amedeo Andreini (familiare dell’Ospite Francesco Andreini)
 

Aprile 2008
Egregio Presidente della Casa di Riposo Grimani Buttari, siamo le figlie di Elda Polenta, vostra Ospite presso la “Residenza delle Mimose”, venuta a mancare improvvisamente al nostro affetto lo scorso 18 aprile. Il nostro pensiero, la nostra profonda riconoscenza va in particolare a tutto il personale della residenza per la professionalità, ma soprattutto per la grande umanità e l’immensa pazienza che caratterizza ogni gesto, ogni sorriso, ogni istante delle lunghe giornate e nottate nella struttura. Da voi tutto è perfettamente organizzato in modo da dare sostegno e sollievo a tutti gli Ospiti, ma non manca, da parte di ciascun operatore, una parola di conforto e un sorriso rassicurante anche nei momenti più difficili. Abbiamo la consapevolezza che tutto questo non è solo un dovere legato al vostro lavoro, … tali comportamenti bisogna sentirli veramente, non si possono fingere, e vorremmo ringraziare tutti per ciò che avete saputo dimostrare a nostra madre e a tutti gli altri Ospiti. Sapevamo che mamma era in buone mani e sappiamo che avete tutti contribuito a farle vivere in serenità, nonostante i suoi tanti problemi, gli ultimi anni della vita. Un saluto e un ringraziamento vogliamo rivolgerlo anche a tutte le persone che a qualsiasi titolo frequentano la struttura e che in un modo o nell’altro, hanno conosciuto mamma rivolgendole anche un semplice sorriso e un gentile saluto. Cercate di ricordare di lei i momenti in cui è riuscita a dimostrare la profonda dolcezza del suo carattere e la sua bontà d’animo. Grazie ancora a tutti

Oretta ed Elisabetta Luna (familiari dell’Ospite Elda Polenta)
 

Giugno 2000
Gentilissimo Presidente, sono stata una dipendente della Casa di Riposo, non so se si ricorda di me! Sono circa sei mesi che ho lasciato il “Grimani Buttari”, ma lì è rimasta la parte più importante di me: il cuore.
Facevo il mio lavoro con amore, umanità, professionalità, dando sempre il meglio di me in cucina (durante il periodo in cui ero incinta), in lavanderia negli ultimi tempi e soprattutto in reparto dove ero stimolata a migliorare me, l’ambiente che mi circondava e gli Ospiti. Il concorso non mi ha dato ciò che più desideravo, forse perché soffro di timidezza e nelle prove non sono stata me stessa: l’operatrice socio-assistenziale professionale ed umana che so di essere. La prego di non pensare che sono una immodesta, perché tutto ciò mi è stato confermato dai colleghi e dal signor Casavecchia. Purtroppo mi sono ritrovata a fare questa scelta per motivi familiari, “calpestando” quello che “sentivo” e che veramente “volevo”. Ora mi ritrovo con un vuoto dentro, che solo i miei Ospiti sapevano colmare con la loro dolcezza, esperienza di vita e spesso con il loro egoismo, ma come fargliene una colpa? Cosa mi aspetto da questa lettera? Niente, solo di essere considerata e compresa e magari una risposta sincera se e quando la graduatoria sarà ripresa di nuovo in mano. Mi scuso se non sono venuta di persona ma questa mia timidezza mi ha fermato più volte. Grazie per il tempo che mi ha dedicato e, confidando nella sua discrezione, la saluto. Con Padre Pio pregherò per lei e per tutti

Una dipendente della Casa di Riposo
 

Dicembre 1992
Egregio Presidente, pur non conoscendola, le scrivo poche righe per manifestarle la mia personale gratitudine, per il modo di agire corretto e onesto che ha manifestato nei confronti di mia moglie, operatrice dell’Ente che lei presiede. Averle consentito, e consentirle ancora, la possibilità di svolgere un lavoro a cui è affezionata, per l’amore, la profonda sensibilità e il rispetto che ha per le persone anziane, o comunque non propriamente autosufficienti, sulla sola base delle capacità professionali che lei e i suoi collaboratori avete saputo scorgere in lei, è un fatto raro che sta a dimostrare la volontà sua e dello staff che con lei collabora, di agire secondo principi di imparzialità ed efficienza. La ringrazio infine perché, così facendo, ha consentito alla persona che mi è più cara di realizzarsi nel lavoro e di essere più serena in famiglia. La saluto cordialmente

Il marito di una dipendente